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Il Museo per la memoria di Ustica, la memoria di una strage nei luoghi del “silenzio assoluto” la Maremma

http://rumors.blog.rai.it/2010/06/23/strage-di-ustica-per-non-dimenticare/

Video per vedere e sentire il Museo per la Memoria di Ustica
http://www.museomemoriaustica.it/video/virtual/tour.html

Nel marzo scorso ho visitato il “Museo per la Memoria di Ustica” a Bologna, eravamo un gruppo, le classi quinte del Liceo “Rosmini” di Grosseto, per loro e il Prof. Luca Urbani, la conclusione di un percorso didattico svolto durante l’anno scolastico, per me, un’occasione per dare un volto ai miei ricordi.

Il museo è in un ex area industriale della città di Bologna, una costruzione che da fuori non lascia presagire nulla.

Vietato fotografare, perché? Diritti di autore mi hanno risposto o qualcosa di simile.

Abbiamo spiegato che volevamo ricordare questa tragedia usando i Social, che in questo modo ragazzi di vent’anni avrebbero trasmesso al mondo le loro emozioni per qualcosa che non hanno vissuto ma solo letto o sentito raccontare.

Una tragedia difficile da capire, quella di Ustica, le loro parole sarebbero state importanti, quelle di una generazione che non ha vissuto la paura di quegli anni.

Ricordo la strage di Bologna 2 agosto 1980, il ritrovamento del corpo di Aldo Moro il 9 maggio 1978, le Brigate Rosse, la tensione Internazionale con Gheddafi, ero una ragazzina ma la tensione che respiravo non posso dimenticarla.

Che cosa c’entra la Maremma con Ustica?

Quella notte, il 27 giugno 1980, i radar di Poggio Ballone, Gruppo Radar dell’Aeronautica Militare con compiti di sorveglianza dello spazio aereo e controllo dei velivoli intercettori, per la rete di Difesa Aerea nazionale ed integrato con la più vasta rete radar NATO, osservavano il cielo.

In un Poggio poggio vicino a Castiglione della Pescaia nella mia Maremma, quella notte hanno visto la guerra.

Ma non c’è solo Poggio Ballone, un F 104 e un TF 104 tornando all’aeroporto militare di Grosseto, quella notte lanciano “allarme rosso”, tre piloti, due li conoscete sono Mario Naldini e Ivo Nutarelli morti entrambi nella tragedia di Ramstein, una settimana dopo la loro morte avrebbero dovuto testimoniare davanti il Giudice Bucarelli, incaricato nel 1988 dell’inchiesta sulla strage di Ustica.

Il Giudice Rosario Priore, che prese il posto di Bucarelli nel 1990, definisce l’Aeroporto di Grosseto e il Centro radar di Poggio Ballone come i luoghi del silenzio assoluto.

Anche il fuoco aiuta il silenzio, gli archivi VAM dell’aeroporto di Grosseto bruciano per sempre.

La lista delle persone “precocemente” deceduta è lunga, ne fanno parte il Capitano Maurizio Gari, il Maresciallo Alberto Dettori, entrambi in servizio quella notte a Poggio Ballone, responsabili della sala radar, il primo morto a trentadue anni d’infarto, l’altro trovato impiccato ad un albero vicino alla riva del fiume Ombrone.

Il Maresciallo Dettori disse alla moglie e alla sorella “stanotte è successo un casino, per poco non scoppia la guerra”.

Il Colonnello Giorgio Teoldi, Comandante dell’aeroporto militare di Grosseto, competente del servizio radar di Poggio Ballone, muore in un incidente d’auto due mesi dopo la strage.

Il Sindaco di Grosseto Giovanni Finetti muore all’ospedale militare di Pisa dopo essere stato investito ad Istia D’Ombrone.

Altro concittadino coinvolto nella strage di Ustica è il Professore Erasmo Rondanelli che viene a Grosseto dopo aver vinto un concorso a Primario del reparto di Anatomia Patologica dell’Ospedale pubblico di questa città, è uno dei due medici che effettuarono l’autopsia sul corpo ritrovato dentro il mig libico della Sila.

Siamo in Maremma ma Ustica quella notte era vicina, molto vicina.

Dall’aeroporto di Bologna alle 20.08 parte il volo Itavia 870, Bologna-Palermo, ha due ore di ritardo, quel DC9 non arriverà mai e con lui non arriveranno le ottantuno persone che erano a bordo.

Cedimento strutturale si dirà, oggi sappiamo che così non è stato, un missile ha posto fine al suo volo.

La lista delle responsabilità accertate o supposte è lunga, mille sono gli scenari che possiamo immaginare per quella notte, ma non c’è, ad oggi, nessun colpevole.

SCARPA USTICA

Ma torniamo al Museo

all’ingresso ci dicono di fare silenzio, capiamo subito che non è un museo qualsiasi, ci pervade un’angoscia, cominciamo a tornare indietro nel tempo.

Eccolo… lo scheletro del DC9 Itavia è davanti a noi, enorme, dopo tanti anni trascorsi in fondo al mare, in uno dei luoghi più profondi del Mar Tirreno, piccoli o grandi pezzi dell’aereo montati su uno scheletro d’acciaio, dorme qui la memoria dal 2007.

Tutta l’attenzione è per quei brandelli, cerco di vedere, di capire come se quella struttura potesse darmi le risposte che non ho.

Guardo i ragazzi, sono tutti in silenzio, non parlano fra di loro, molti sono seduti in terra con gli occhi fissano all’aereo, perché?

Non siamo soli, 81 luci si accendono e si spengono, sincronizzo il respiro, è il mio respiro.

La nostra immagine riflessa in 81 specchi neri, sono i loro occhi.

Ascolto le voci, provengono da dietro gli specchi neri, gli altoparlanti ci portano ad ascoltare i pensieri di 81 persone.

Loro non giudicano, non hanno paura, non sanno che la loro vita finiva, era un giorno qualunque, quell’aereo li portava a casa, in vacanza, al lavoro, pensieri normali, i nostri pensieri.

Mi siedo, ascolto, attraverso questi sussurri sento i miei pensieri, ognuno di noi poteva essere al loro posto, una stretta alla gola, la sensazione che veramente stanno riposando lì, in un istante sono diventati parte integrante della storia, di una tragedia, vite sospese.

Nove casse nere, accanto allo scheletro, dentro gli oggetti, i vestiti, le piccole cose che avevano con se, le casse sono chiuse, rimarranno lì con le loro anime, protetti dagli sguardi curiosi.

Christian Boltanski, artista francese, che ha realizzato questa istallazione voleva arrivare nel profondo delle nostre coscienze, evocare la solitudine di ognuno di noi, quella solitudine soggettiva che ci porta ad essere protagonisti di una “verità” per ognuno diversa.

Quelle anime sono nostre amiche, sono entrate a far parte di noi, non importa più se io ho vissuto quegli anni e i ragazzi con me no, vedo nei loro occhi, la stessa tristezza, lo stesso sgomento, la stessa domanda: PERCHE’?

Porteremo sempre con noi il ricordo di questa atmosfera, questo omaggio ci ha reso più forti, più consapevoli, il museo testimonia la voglia della verità negata, l’importanza del singolo che non può essere vittima di “valori” che alcuni credono più importanti, nulla è più importante della vita.

Sei mai andato a vedere il Museo? hai provato le mie sensazioni? rabbia, tristezza o solitudine oppure altro, raccontamelo se vuoi.

Voglio ringraziare l’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, http://www.associazioneparentiustica.it/, il Museo di Bologna http://www.museomemoriaustica.it/index.htm e il sito http://www.stragi80.it/, perché senza di loro non avrei potuto raccontare tutto questo, i materiali video e fotografici provengono dal sito del Museo.

AEREO USTICA

La Panzanella o la vita?

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La storia può essere raccontata da innumerevoli punti di vista e ognuno contribuisce a farci capire i nostri passi, ognuno porta alla conoscenza delle ragioni del nostro presente.

Uno di questi punti di vista è la storia della cucina e delle eccellenze, storia fatta dall’uomo, dalla sua intelligenza, dalla sua creatività, conoscerlo è entrare nella cultura antica di un popolo e spesso anche nel nostro presente.

Ecco un piatto antico, una ricetta della Toscana, iscritta negli elenchi ufficiali regionali come “ricetta storica” che viene normalmente preparata in tante città toscane, in molti ristoranti e anche in tante famiglie, la “Panzanella”, mi piacciono le ricette semplici che sono arrivate fino a noi e se ci sono arrivate hanno un suo perché che vale la pena di scoprire.

Sapete che l’ideatore della Panzanella è il “Bronzino”? pittore manierista alla corte di Cosimo I dei Medici, a lui dobbiamo anche il suo nome che deriva da “pane” e “zanella” (è la scodella oppure piatto fondo) così la descrive: “Chi vuol trapassare sopra le stelle en’tingo il pane e mangia a tirapelle un’insalata di cipolle trita colla porcellanetta e cetrioli. Vince ogni altro piacer di questa vita, considerate un po’ s’aggiungessi basilico e ruchetta”.

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Seguiamo il suo consiglio e andiamo a prepararla, ci occorreranno:

400 grammi di pane raffermo, il pane deve essere “toscano”, sciocco, cioè senza sale, questa delizia ha nella sua storia molte leggende ma credibilmente il sale costava molto e serviva per conservare i cibi a lungo, sprecarlo non si poteva e i danari erano pochi, così si provò a fare il pane senza sale e “magia” ci si accorse che si accostava benissimo alla nostra cucina, ai nostri salumi e formaggi, esalta i loro sapori. Il pane è il simbolo della vita, nulla è più sacro, sentite il suo odore mentre cuoce? passate vicino ad una panetteria e il suo profumo vi ricorderà l’infanzia, se poi lo troviamo caldo resistergli è impossibile, lo mangiamo così come è, a piccoli pezzi finché non arriviamo a casa, questo cambia il nostro umore, la sua dolcezza e fragranza ci riempie di gioia.

Due cipolle rosse, lo sapete che in Toscana abbiamo ben dieci tipi di cipolle rosse tradizionali? di: Bassone, Certaldo, Ripola, Terceretoli, Lucchese, Massese, Vernina, Savonese, Treschietto, e Rossa Toscana.

Una scelta ampia vero? com’è buffa la cipolla rossa, il suo colore cangia in bianco, le sue striature vinate arrivano fino al rosa, ci ricordano che ci troviamo davanti ad una signora elegante ma con carattere, il suo profumo forte non lascia dubbi eppure è la più delicata, quella con un sapore più gentile che rende le nostre insalate indimenticabili.

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Un cetriolo, ortaggio originario dell’India, il suo sapore e odore forte e singolare fa di lui o un grande amore o un grande odio, lo sapeva bene L’imperatore romano Tiberio che obbligava al suo consumo tutta la corte, Plinio ce lo racconta nelle sue opere, è la primavera che si prolunga nell’estate, fresco e dissetante, possiamo mangiarne quanto ne vogliamo è praticamente privo di calorie ma ricco di sali minerali, madre natura ci regala i suoi profumi, i suoi odori, i suoi sapori quando ne abbiamo più bisogno.

Basilico, uno degli odori dell’estate, spezzettatelo con le mani per non perdere il suo odore, i suoi oli essenziali si devono diffondere nel pane e nel resto della pietanza, in Toscana abbiamo quello “a foglie di lattuga” verde smeraldo come a volte il nostro mare. Basilico dal profumo intenso, con sfumature che ricordano la menta, foglie lucide che splendono come pietre preziose.

Aceto di vino rosso, abbiamo solo l’imbarazzo per scegliere un buon aceto, Toscana, terra di grandi vini, quindi di grandi aceti. Rende tutto più appetibile, il suo gusto acidulo solletica le nostre papille gustative, ne bastano poche gocce per dare ai piatti un tono deciso e inconfondibile, fidatevi degli antichi, sapevano cosa facevano, un po’ di aceto aiuta il nostro organismo non solo delizia il nostro palato.

E ora il pomodoro, arrivato dopo, sicuramente, ma ormai accettato nella ricetta antica, non si può fare a meno di lui, rosso come il sole del tramonto, se lo mangiate nel campo ne potete gustare il suo sapore intenso misto al suo profumo, è il sapore dell’estate, principe della cucina mediterranea, noi italiani abbiamo scoperto tutta la sua versatilità nei nostri piatti, non riusciamo a farne a meno nelle insalate, sulla pizza…, c’è un piatto più buono della pasta al sugo di pomodoro con il basilico in estate? poche cose reggono il confronto.

Dimenticavo l’ingrediente più nobile, l’olio extravergine d’oliva, racconta della nostra terra, il suo sapore è legato al terreno, al clima, al modo di raccolta delle olive e della loro spremitura, oro liquido, assaggiatelo sul pane, anche senza sale, se è buono non ha bisogno d’altro, provate con vari tipi d’olio e vedrete quanto differenti possono essere fra loro, l’Italia è la terra anche di questa eccellenza, che sia DOP o IGP mi raccomando.

Ora, come avrete intuito, si mette in ammollo il pane in acqua fredda, poi lo si strizza bene, tagliamo tutte le verdure a fettine sottili, ricordatevi di spezzare con le mani il basilico, condite tutto con olio, aceto e sale, amalgamate bene e lasciate riposare al fresco per un po’, tutti i sapori si mescoleranno fra loro, attenzione, sembra un piatto semplice da fare, in realtà con queste poche verdure l’arte è calibrarle bene, basta poco perché un sapore sia preponderante sull’altro, ogni aroma si dovrà sentire, questo è il segreto.

D’estate, alla luce della sera, guardando il tramonto e aspettando i canti delle cicale, in compagnia di un buon vino, sarà una cena speciale, racconterà storie del lavoro duro degli uomini, della buona usanza di non sprecare nulla, buttare il pane è buttare via la vita, arricchiamola di sapore, arricchiamola di colori, guardiamo la panzanella e vedremo l’essenza stessa delle nostre giornate a volte fatte di pane vecchio, ma con fantasia e luce possiamo creare delle perle che ricorderemo per sempre.

Quindi prepariamola se siamo un po tristi, apriamo la finestra e guardiamo in alto vedremo la tristezza scomparire, brindate a voi stessi e ai colori che avrete saputo creare.

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